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Simone Fortunato: dal 2014 al digital marketing, CRM e automazione in Italia

Simone Fortunato·16 giugno 2026·7 min di lettura

2014: il digital marketing prima che diventasse di moda

Nel 2014, subito dopo il liceo, ho scelto di non seguire il percorso universitario tradizionale. Ho preferito imparare facendo. Mi sono buttato nel digital advertising, in un'azienda focalizzata su native advertising, PPC e social media marketing. Era una scelta consapevole: capivo che l'esperienza diretta poteva insegnarmi più velocemente di qualsiasi aula.

Erano anni strani per il digital in Italia. La documentazione di qualità era scarsissima — quasi tutto quello che circolava era superficiale o già datato. Ho iniziato a cercare dove trovare le fonti serie, e la risposta era sempre la stessa: fonti americane. Blog, newsletter, community internazionali. Mentre in Italia si parlava di SEO e PPC in modo ancora rudimentale, negli Stati Uniti c'era già una cultura strutturata attorno a growth hacking, funnel optimization e data-driven marketing.

Quel primo lavoro mi ha insegnato i fondamentali: come funzionano le piattaforme pubblicitarie, come leggere un pixel, come interpretare i dati. Ma più importante, mi ha dato un modo di pensare: il marketing non è magia, è un sistema che puoi misurare, testare e ottimizzare.

Milano, Dublino, Roma: costruire expertise muovendosi

Dopo i primi anni, ho deciso di spostarmi. Ho vissuto a Milano, dove ho visto come operavano agenzie digitali più strutturate, con clienti più grandi e processi più maturi. Poi è toccato a Dublino, dove ho capito come il mindset internazionale e la velocità di esecuzione potessero ridefinire le priorità di un'azienda.

Milano mi ha insegnato la scalabilità: come strutturare proposte verso clienti con aspettative più alte, come costruire processi che funzionano anche quando non controlli tutto in prima persona. Dublino mi ha mostrato l'assenza di confini nel digitale: problemi globali, team distribuiti, competizione su scala diversa.

Quando sono tornato nella provincia di Roma, avevo una visione diversa. Non era un ritorno smorzato, era un ritorno consapevole con una cassetta degli attrezzi completamente rinnovata. Ho portato il modo di pensare internazionale, il rigore nella misurazione, l'attenzione ai sistemi. E ho capito che potevo applicare questi insegnamenti al mercato italiano, che aveva — e in molti casi ha ancora — gap enormi su questi temi.

Dal digital advertising al CRM: il pivot verso i processi

Per anni ho pensato che il lavoro principale di un digital marketer fosse portare traffico. Più visite, più lead, più opportunità. Ma lavorando con decine di PMI, ho scoperto un problema più grande: la maggior parte del traffico che portavo veniva sprecato perché le aziende non avevano i processi per gestirlo.

Un'agenzia immobiliare riceveva lead dal mio advertising, ma ne perdeva una parte consistente perché non aveva un sistema per seguirli, ricordargli di esistere, nutrire la relazione nel tempo. Una PMI aveva una lista contatti ma non sapeva come segmentarla o quale messaggio mandare. Un professionista registrava ogni lead ma non sapeva come ricontattare chi aveva mostrato interesse settimane prima.

Il vero bottleneck non era "più traffico": era la gestione strutturata dei contatti. Così ho iniziato a studiare CRM in modo serio: come strutturare database, come automatizzare comunicazioni, come disegnare customer journey che convertono. E in Italia, nel contesto delle PMI con cui lavoravo, il canale di comunicazione più usato e più efficace non era l'email: era WhatsApp.

WhatsApp Automation: il caso che ha cambiato tutto

Ho un caso che riassume perfettamente questa evoluzione. È anonimo per privacy del cliente, ma rappresenta il problema di migliaia di PMI italiane.

Un agente immobiliare usava i broadcast di WhatsApp tradizionali per comunicare nuove inserzioni ai suoi contatti. Semplice, in apparenza. Ma i broadcast tradizionali hanno un limite critico: raggiungono solo chi ti ha salvato in rubrica. Chi non ha il tuo numero salvato non vede il messaggio nemmeno nella lista di ricezione.

L'agente stava investendo tempo a costruire comunicazioni che non arrivavano a una parte consistente della sua lista. Non lo sapeva, perché non aveva nessun sistema di misurazione. Inviava nel buio.

Quando abbiamo integrato il suo CRM con WhatsApp Business API tramite WAConnector e MyBrokerage AI, è successa una cosa rivelatrice: molti contatti hanno risposto "Chi sei?" ai primi messaggi. Non erano persone nuove — erano nella sua lista da mesi. Semplicemente non avevano mai ricevuto le sue comunicazioni precedenti perché non lo avevano salvato in rubrica.

Prima del cambio: invii parziali, nessuna reportistica, impossibile distinguere tra "non interessato" e "non raggiunto".

Dopo: reach al 100% dei contatti, reportistica su ogni invio, follow-up automatici, visibilità completa su cosa funzionava e cosa no.

Questo caso riassume perché mi sono spostato dal digital advertising puro verso i sistemi CRM e di marketing automation. Il problema delle PMI italiane non è la mancanza di contatti: è la mancanza di strumenti per gestirli in modo professionale.

6 startup, 500+ aziende, un approccio tailor-made

Negli anni, invece di restare come singolo consulente, ho scelto di fondare prodotti. Ho co-fondato 6 startup sotto l'ombrello di GogoVest SRL: MyBrokerage AI (CRM PropTech), Mautomi (WhatsApp automation per PMI), WAConnector (connettore WhatsApp Business API), Boocard (business card digitale), Koll Solutions (UCaaS) e Be-Social (contenuti per social).

Ogni progetto nasce da un problema specifico osservato lavorando con i clienti. Non costruisco soluzioni ipotetiche: costruisco prodotti che risolvono problemi che ho visto con i miei occhi. MyBrokerage AI, per esempio, nasce dall'osservazione diretta di come le agenzie immobiliari gestivano — o non gestivano — i loro lead. Oggi la usano oltre 2000 agenti in Italia.

La mia filosofia di lavoro rimane tailor-made: ogni azienda ha il suo DNA, le sue dinamiche, i suoi clienti. Non esiste un framework unico che funziona per tutti. Un'agenzia immobiliare ha bisogno di automazioni diverse da un e-commerce, che a sua volta è diverso da una consulenza B2B. Applicare lo stesso playbook a realtà diverse è il modo più veloce per fallire.

Con ogni cliente parto da un'analisi: chi sono davvero i tuoi clienti, come acquistano, dove si perdono le opportunità. Solo dopo costruisco le automazioni e le integrazioni CRM su misura. Ho lavorato in questo modo con oltre 500 aziende italiane.

Cosa ho imparato in 12 anni di digital in Italia

Dal 2014 ad oggi, il digital marketing italiano è cambiato radicalmente. Le startup ora conoscono i funnel. Le agenzie parlano di CAC e LTV. Le PMI iniziano a misurare il ROI del digital invece di ragionare per impressioni.

Ma rimangono gap significativi. La maggior parte delle PMI non ha un sistema di lead nurturing strutturato. WhatsApp viene usato in modo non professionale, senza tracciabilità. Il CRM viene percepito come uno strumento "per le grandi aziende". E la misurazione reale dei risultati — non i like o le visualizzazioni, ma i clienti acquisiti — è ancora un territorio sconosciuto per molte imprese.

Una cosa non è cambiata dal 2014: il valore sta in chi sa unire il senso del business con la tecnologia. Il tool migliore non serve se non sai come usarlo per il tuo cliente specifico. La lista email più grande non serve se non sai cosa dirgli.

Per chi vuole approfondire: sulla guida al CRM per le PMI trovi un percorso pratico per strutturare il tuo sistema di gestione clienti. Se stai costruendo una startup e vuoi capire come acquisire i primi clienti senza budget, c'è un articolo dedicato. E se sei interessato al growth hacking per startup early-stage, ho scritto quello che funziona davvero nel contesto italiano.

Il digital non è magia. È sistema, misurazione e ottimizzazione continua. Se hai queste tre cose, il resto viene di conseguenza.

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Simone Fortunato

CRM Strategist, growth marketer e fondatore. Lavoro con PMI e startup su automazione, WhatsApp e crescita digitale.

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