IL LIBRO DI HENRY

Troppi film in uno: parte come una commedia, vita nel melodramma, diventa un butto thriller. E l’idea di fondo, giustizialista fino al midollo, è terribile. Lui antipaticissimo, Naomi credibile.

SUBURBICON

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Insomma: dai Coen, Heslov e Clooney ci si aspettava ben altro. È una fiaba nera, dall’intreccio assai prevedibile, con un cast sottoutilizzato (soprattutto la Moore e Isaac che si limita a una comparsata).

Una delle cose più belle viste quest’anno

Scovato su Netflix: è un doc notevole su Frank Williams ma non è una cosa solo per patiti di Formula 1.

Anzi: c’è di tutto, come nei grandi film. Una passione diventata ben presto un’ossessione, una donna eccezionale dietro le quinte eppure figura insostituibile; una grande storia d’amore; la malattia e la resurrezione, per dir così. 

“O fai di tutto per vivere, o fai di tutto per morire”: potrebbe essere il motto di questo Williams.

The Place

Ho dei dubbi su ‘sto film. Cast di prime punte, le unità aristoteliche, dialoghi serrati. Ci vuole una buona dose di sospensione dell’incredulità per andare dietro alla narrazione nell’attesa di un colpo di scena finale, di un’immagine o sequenza chiarificatrici. Che poi in effetti arriva ma chiarisce fino a un certo punto.

Mi sembra tanto un esercizio di stile, ben fatto, ma che alla fine ti lascia dentro poco.

Boh: 6

The Big Sick

Bella storia, che parte come commedia, diventa dramma inaspettato e chiude in modo poetico. È una storia vera, capitata proprio al protagonista e dietro c’è lo zampino di quel fenomeno di Apatow, autore/produttore/regista di molte commedia apparentemente demenziali (40 anni vergine, Molto incinta), in realtà molto meno stupide di quel che sembrano. Tra le altre cose, lo stesso Apatow aveva diretto anni fa un film coraggioso anche se non del tutto riuscito, Funny People, con Adam Sandler, sempre su malattia e dintorni.

The Big Sick è molto delicato, ha degli attori notevolissimi (soprattutto i comprimari) ed è ben scritto: 7,5

Un film che non invecchia mai, ma proprio mai….

Ovviamente è questo:

che, come spesso accade, ha una locandina italiana abbastanza pessima (ma il titolo no, il titolo funziona).

Ci sono locandine e poster, più o meno originali, alcune a rischio SPOILER, per cui occhio, se non avete ancora visto il film di Darabont.

Robe così:

Oppure alla Vertigo, che, a dirla tutta, c’entra poco col film, ma è comunque bella

O anche questa, che è un po’ cupa:

In ogni caso, il film di Darabont che, per inciso, prende un voto pazzesco su http://www.imdb.com/title/tt0111161/ è davvero uno di quei film che non solo non invecchia mai, ma probabilmente nemmeno morirà.

È un film splendido, per la sceneggiatura che è un meccanismo perfetto, per il cast ispirato, per il climax finale che toglie il respiro. È un grande film sulla libertà che non è semplicemente fare quello che si vuole ma è andare dietro a una Bellezza, qui incarnata in tre splendide attrici che rappresentano letteralmente una via di fuga da quel girone infernale che è il carcere diretto da Norton.

[SPOILER]

La libertà come esigenza di tutti, come Darabont ricorda in un paio di formidabili sequenze.

Questa:

in cui sulla sommità di un tetto, i detenuti godono almeno per un attimo della libertà di bersi una birra ghiacciata “per gentile concessione dell’aguzzino più spietato di sempre”. La libertà è un dono, ci sembra dire questa sequenza in cui tutti bevono tranne lui, Andy, che si gode la scena.

C’è poi quest’altra grande sequenza, quella delle Nozze di Figaro, con Andy che amplifica il pezzo di Mozart e, in un momento davvero memorabile, tutti i detenuti di Shawshank, non possono che alzare gli occhi al cielo e ascoltare stupefatti le voci melodiose che “si innalzavano a un’altezza che non potevamo nemmeno immaginare” commenta Red/Morgan Freeman.

Che roba, eh?

Prima c’era stata tutta la vicenda dolorosa di Brooks “istituzionalizzato” che esce dal carcere per perdersi, perché sostanzialmente solo:

Le varie donne, simbolo di Bellezza, perché bisogna pur aggrapparsi alla Bellezza in questa valle di lacrime:

E infine, gran climax finale: Norton (che cattivo eccezionale!) che ci rimane di sasso

Andy che ringrazia il Cielo, che in un modo o nell’altro è sempre presente in questo film tanto claustrofobico quanto aperto all’azzurro profondo:

E poi l’ultimo quarto d’ora, una lunga corsa verso l’amico, una lunga corsa animata dalla parola Speranza: prima la lettera recuperata da Red sotto la quercia dove Andy fece esperienza dell’amore con sua moglie:

E poi un finale così: prima il volto dell’amico che indossa una camicia bianchissima, segno di una purezza di cuore, direi:

E poi i due, minuscoli, osservati dal punto di vista di Dio, che si perdono quasi nell’immensità dell’Oceano e di una spiaggia infinita.

Che film grandioso! Che posizione umana grande sulla vita, sugli affetti, sul Male fatto e subito, spazzato via da un’esperienza di Bellezza e di Amicizia ancora più grandi.

Paddington 2

All’altezza del primo, che ci era piaciuto molto. Dickensiano e naïf al tempo stesso, con un buon “cattivo” come Hugh Grant che regala sui titoli di coda una bella sequenza da musical. È una fiaba moderna sull’accoglienza e il perdono, sul bisogno di amare l’altro che in un modo o nell’altro, misteriosamente, ti aspetta sempre.

Bello, per scuole elementari principalmente, ma non solo: 8

The Night Of

Ottima miniserie del 2016: la scrive e la dirige Zaillian che per il cinema ha diretto qualche film trascurabile e sceneggiato cose come Schindler’s List e L’arte di vincere. Qui scrive una storia dagli accenti e atmosfere kafkiani con al centro un avvocato dai modi dimessi (un grande John Turturro) che cerca di scagionare il suo giovane assistito da un’accusa di omicidio.

Funziona un po’ tutto: il cast, le ambientazioni, il realismo della messa in scena e dei dialoghi, la verosimiglianza dell’intreccio e l’atmosfera cupa, da vero incubo, che avvolge l’intera narrazione.

Splendida davvero, 9

Parole

Ho paura una paura

Fottuta

La chiamano vocazione o istinto o non so

Comunque sta cosa sale e ti prende e ti entra

Nelle ossa

Ho diecimila parole nascoste

Qua e là

Da ragazzo avevo sensibilità

Mi dicevano

Ma sensibilità di che?

Era un richiamo una chiamata una febbre un fuoco

Ora lo capisco

Mi fermo e mi guardo intorno

Devo ricordarmi delle cose

Anche delle cose perdute

Se no le perdo

Le perdo davvero

Definitivamente

Non c’è bisogno di dire altro

Devo mettere nero su bianco

Se no le perdo

E questo vale anche per le persone

E per lei

E per loro