Ovviamente è questo:

che, come spesso accade, ha una locandina italiana abbastanza pessima (ma il titolo no, il titolo funziona).

Ci sono locandine e poster, più o meno originali, alcune a rischio SPOILER, per cui occhio, se non avete ancora visto il film di Darabont.

Robe così:

Oppure alla Vertigo, che, a dirla tutta, c’entra poco col film, ma è comunque bella

O anche questa, che è un po’ cupa:

In ogni caso, il film di Darabont che, per inciso, prende un voto pazzesco su http://www.imdb.com/title/tt0111161/ è davvero uno di quei film che non solo non invecchia mai, ma probabilmente nemmeno morirà.

È un film splendido, per la sceneggiatura che è un meccanismo perfetto, per il cast ispirato, per il climax finale che toglie il respiro. È un grande film sulla libertà che non è semplicemente fare quello che si vuole ma è andare dietro a una Bellezza, qui incarnata in tre splendide attrici che rappresentano letteralmente una via di fuga da quel girone infernale che è il carcere diretto da Norton.

[SPOILER]

La libertà come esigenza di tutti, come Darabont ricorda in un paio di formidabili sequenze.

Questa:

in cui sulla sommità di un tetto, i detenuti godono almeno per un attimo della libertà di bersi una birra ghiacciata “per gentile concessione dell’aguzzino più spietato di sempre”. La libertà è un dono, ci sembra dire questa sequenza in cui tutti bevono tranne lui, Andy, che si gode la scena.

C’è poi quest’altra grande sequenza, quella delle Nozze di Figaro, con Andy che amplifica il pezzo di Mozart e, in un momento davvero memorabile, tutti i detenuti di Shawshank, non possono che alzare gli occhi al cielo e ascoltare stupefatti le voci melodiose che “si innalzavano a un’altezza che non potevamo nemmeno immaginare” commenta Red/Morgan Freeman.

Che roba, eh?

Prima c’era stata tutta la vicenda dolorosa di Brooks “istituzionalizzato” che esce dal carcere per perdersi, perché sostanzialmente solo:

Le varie donne, simbolo di Bellezza, perché bisogna pur aggrapparsi alla Bellezza in questa valle di lacrime:

E infine, gran climax finale: Norton (che cattivo eccezionale!) che ci rimane di sasso

Andy che ringrazia il Cielo, che in un modo o nell’altro è sempre presente in questo film tanto claustrofobico quanto aperto all’azzurro profondo:

E poi l’ultimo quarto d’ora, una lunga corsa verso l’amico, una lunga corsa animata dalla parola Speranza: prima la lettera recuperata da Red sotto la quercia dove Andy fece esperienza dell’amore con sua moglie:

E poi un finale così: prima il volto dell’amico che indossa una camicia bianchissima, segno di una purezza di cuore, direi:

E poi i due, minuscoli, osservati dal punto di vista di Dio, che si perdono quasi nell’immensità dell’Oceano e di una spiaggia infinita.

Che film grandioso! Che posizione umana grande sulla vita, sugli affetti, sul Male fatto e subito, spazzato via da un’esperienza di Bellezza e di Amicizia ancora più grandi.

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